Museo geologico Giovanni Capellini

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L'uomo fossile di J.J. ScheuchzerL'uomo fossile di J.J. ScheuchzerSezione della crosta terrestre di William BucklandSezione della crosta terrestre di William BucklandMappa geologica di William SmithMappa geologica di William Smith

La scoperta del tempo

Durante il ‘700 la presenza o meno di fossili nel terreno permette di scandire la storia della Terra in due fasi: prima e dopo il Diluvio. La realtà stratigrafica sembra mettere in evidenza che l’assetto terrestre non sia rimasto uguale fin dalla Creazione, ma abbia subìto grandi cambiamenti. La cronologia biblica data la Terra a circa 6.000 anni di antichità e quindi il ricorrere a grandi cataclismi per spiegare la formazione dell’assetto terrestre è una necessità.

G.L. Leclerc Buffon (1707-1788) è uno dei primi a proporre apertamente una nuova datazione per la Terra: il raffreddamento del globo terrestre sarebbe il filo conduttore che determina i cambiamenti graduali avvenuti nella storia della Natura. In questo contesto, i fossili rappresentano per la storia della Terra quello che i monumenti sono per la storia civile: forniscono dei punti fermi per una cronologia della Terra. Nell’opera intitolata Les Époques de la Nature (1779) Buffon stabilisce per la Terra una età di circa 75.000 anni.

Il presente è la chiave del passato: è il motto del nuovo metodo che comincia a imporsi per studiare la storia della Terra senza dover ricorrere a fenomeni straordinari come il Diluvio Universale. Il principio dell’uniformismo sostiene che gli elementi naturali, responsabili dei cambiamenti nel passato, sono gli stessi che si possono osservare nel presente.

Per il naturalista scozzese James Hutton (1726-1797), il ritmo lento ma costante dell’erosione attuata dai fiumi, dal vento e dalla pioggia, può trasformare completamente nel corso dei secoli tutto il mondo che si conosce. A differenza di Buffon, per Hutton i cambiamenti della Terra non hanno nessun filo conduttore: i continenti vengono continuamente distrutti e rigenerati dalla stessa erosione in modo da non lasciare “ né vestigia di un principio, né indizi di una fine”.

Questa visione strettamente graduale e astorica di Hutton viene riformulata nell’opera di Charles Lyell (1797-1875) acquistando un enorme successo nell’Inghilterra vittoriana.

Parallelamente, in Francia, gli studi dei naturalisti Georges Cuvier (1769-1832) e Alexandre Brongniart (1770-1847), rivelano che i vari strati del bacino di Parigi contengono faune di mammiferi ben differenziate. La loro conclusione è che la Terra abbia subìto successivi cataclismi provocando l’estinzione di quelle forme di vita. Dopo ogni catastrofe la vita sarebbe riapparsa con un livello maggiore di complessità.

Gradualismo e catastrofismo, progressismo e astoricità, linearità e ciclicità del tempo sono nell’800 le componenti di un intenso dibattito che coinvolge coloro che per la prima volta si affacciano al profondo abisso del tempo.

 

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