Museo geologico Giovanni Capellini

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Charles DarwinCharles DarwinGeorge Gaylord SimpsonGeorge Gaylord Simpson

Da Darwin a Simpson: tempi e modi dell’evoluzione

Il 24 novembre 1859, data memorabile, esce a Londra l’Origin of Species di Charles Darwin, in un solo giorno viene completamente esaurita l’intera tiratura di 1250 copie.

Darwin ha trovato nella selezione naturale il meccanismo responsabile dell’origine di nuove “varietà” dentro una stessa specie.

L’evoluzione è quindi presentata come il risultato di due fattori, da una parte la variazione spontanea e casuale non vincolata dall’ambiente, dall’altra la selezione naturale legata strettamente ai cambiamenti dell’ambiente: nuove dimensioni, forme e comportamenti prevalgono come conseguenza dell’adattamento e del mutamento evolutivo, dimostrando il modificarsi delle specie nella dimensione temporale.

Il principio dell’affermazione del più adatto è l’unico in grado di spiegare le trasformazioni degli esseri viventi o ne esistono altri?

Il dibattito investe un settore molto più ampio che non quello dei naturalisti o degli scienziati in quanto tali e cresce globalmente con slanci e conflitti in campo filosofico, politico, teologico, morale e delle scienze umane.

Nei trenta o quarant’anni successivi, la specializzazione delle singole discipline compie passi decisivi. Gli studi di Gregor Mendel (1822-1884) sulla trasmissione dei caratteri, risalenti al 1866, ma diffusi solo ai primi del Novecento, sono ripresi da T. H. Morgan (1866 – 1945) che nel 1926 pubblica il proprio lavoro The Theory of Gene sulla struttura dei geni evidenziandone la responsabilità nella trasmissione dei caratteri. Gli studi di genetica delle popolazioni, la nascita della biochimica, l’individuazione della struttura del DNA con i relativi meccanismi di replicazione e trasmissione dell’informazione genetica apportano nuova luce alla teoria evolutiva. Viene a cadere l’idea della separatezza e dell’incomunicabilità di codici tra criteri della scienza che indaga nel passato remoto della vita e quelli della scienza sperimentale che opera su meccanismi biologici di esseri viventi osservabili.

La paleontologia, disciplina inizialmente descrittiva interessata all’individuazione dei legami di parentela che univano i reperti fossili, subisce un profondo rinnovamento in seguito al lavoro di George Gaylord Simpson (1902-1984): la storia della vita, così come risulta dai resti fossili disponibili, è compatibile con i processi evolutivi della mutazione e della variazione genetica guidata dalla selezione naturale verso l’adattamento delle popolazioni.

[…] il sistema genetico di una popolazione è un sistema singolo integrante: tutti i suoi geni e cromosomi, nel loro costante rimescolamento devono tendere verso la più efficace riproduzione della popolazione in quanto tale, come un tutto e non necessariamente verso la più efficace per un individuo o un altro (G.G. Simpson, Tempo and Mode in Evolution, 1942).

Nel 1947 in occasione del Congresso a Princeton dal titolo "Genetica, Paleontologia ed Evoluzione" viene ufficialmente sancita la nuova teoria sintetica dell’evoluzione, che, conservando i principi fondamentali del pensiero darwiniano, mette a frutto i nuovi apporti di zoologi, genetisti e paleontologi.

 

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