Museo geologico Giovanni Capellini

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Foraminiferi bentoniciForaminiferi bentoniciGrafico di sintesi dello studio multidisciplinare su una sezione geologica.Grafico di sintesi dello studio multidisciplinare su una sezione geologica.Profilo batimetrico e habitat degli ammonoidi del Devoniano superiore.Profilo batimetrico e habitat degli ammonoidi del Devoniano superiore.

La scienza senza frontiere

Dopo la seconda metà del XIX secolo i fossili hanno progressivamente acquisito la dignità di strumento scientifico vero e proprio, utile a fini sia teorici sia ma applicativi.

A partire dall’Ottocento i fossili cominciano ad essere utilizzati, infatti, non solo per ricostruire “l’albero della vita”, ma anche per misurare il tempo, per ricostruire gli ambienti in cui essi vivevano e l’aspetto stesso della Terra, fino a delineare la forma e la posizione delle terre emerse.

La tendenza alla specializzazione-parcellizzazione della ricerca scientifica, pressoché inevitabile dato l’incremento esponenziale delle conoscenze avvenuto a partire dall’800, ha avuto come effetto collaterale una perdita della visione di insieme del sapere scientifico di cui ci si è resi conto soltanto in tempi relativamente recenti. Negli anni ‘70 del Novecento, inoltre, si diffonde la preoccupazione per il degrado ambientale e per i destini dell’uomo.

Il clima culturale sviluppatosi tra gli anni Sessanta e Settanta è il terreno fertile per l’elaborazione dell’ “Ipotesi Gaia” di James Lovelock (1919). Secondo tale concezione, la Terra è un vero e proprio organismo vivente e la vita che ne ricopre il sottile strato superficiale interagisce con tutte le altre componenti, dagli strati geologici ai fiumi di magma. In generale si è andata affermando sempre più l’idea che la vita sia strettamente collegata all’ambiente in cui essa si sviluppa e che per conoscerne i meccanismi sia necessaria una visione di insieme del sistema Terra. Conoscere il passato, individuare le trasformazioni ricorrenti e studiare le cause delle grandi crisi biologiche in un’ottica multidisciplinare costituiscono la chiave per avere un’idea di ciò che sarà il futuro del pianeta e della vita che lo abita, aiutando l’uomo a valutare le conseguenze della propria influenza. Lo specialista moderno deve essere pronto a lavorare di concerto con scienziati appartenenti ad ambiti differenti: sorgono così gruppi di ricerca composti da più specialisti: da sedimentologi, in grado di decifrare i meccanismi di deposizione degli strati e le sequenze deposizionali; da paleoecologi, i quali ricostruiscono l’evoluzione degli ambienti nel tempo e nello spazio interpretando le paleocomunità fossili; da palinologi, i quali attraverso lo studio dei pollini fossili risalgono alle vicissitudini del clima ricostruendo la vegetazione da cui originarono; da biostratigrafi, che riconoscendo particolari fossili guida forniscono una datazione relativa delle rocce sedimentarie.

Lo studio dei meccanismi evolutivi, spesso oggetto di contesa tra biologi e paleontologi, è il risultato della sintesi delle conoscenze acquisite in ogni ambito delle scienze della vita attuale e fossile. Analogamente, in un’ottica multidisciplinare si inquadra, infine, la più recente delle frontiere della paleontologia aperta dalle esplorazioni spaziali: la ricerca di tracce di vita fuori del nostro pianeta.

 

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