Potenza di una parola! Quattrocento anni or sono Ulisse Aldrovandi scriveva e definiva per la prima volta la parola Geologia nel suo Testamento, contenente il lascito del suo inestimabile patrimonio museale e bibliotecario donato al Senato di Bologna per uso pubblico universale.
A 132 anni dalla sua prima inaugurazione ufficiale nel 1871, in occasione del V Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, il Museo Geologico Giovanni Capellini è uscito dalla sua perdurante instabilità per merito di quella parola chiave, la Geologia, e del suo quadricentenario.
Non sembri un paradosso che un museo dedicato alla geologia da un genio dell’organizzazione quale era Capellini abbia mostrato frequenti problemi di stabilità. Ogni decennio Capellini doveva richiedere interventi di manutenzione straordinaria, che mai furono risolutivi. La ragione è semplice. Gli edifici del vecchio Ospedale dei Lebbrosetti, che Capellini aveva ottenuto in uso dopo il 1868 per il trasferimento delle cliniche universitarie al S. Orsola, non aveva mai goduto di un sistema effettivo di fondazioni.
Oggi la parola chiave Geologia ha fatto il miracolo, e fondazioni adeguate alla necessità ci sono (oltre 50 megapali profondi fino a 17 metri, più i micropali). Ci auguriamo che per il Museo Capellini sia finalmente iniziata l’era della stabilità. Per merito dell’amministrazione e della burocrazia universitaria, una volta tanto sensibile, illuminata e pronta.
Un'altra circostanza e la ricorrenza che essa ha richiamato hanno contribuito a garantire l’effetto sicuro della parola chiave. Si è trattato della celebrazione nell'agosto 2004 a Firenze del 32° Congresso Geologico Internazionale (CGI). Questo congresso, una sorta di olimpiade della geologia, si deve alla fervida fantasia e all’opera tenace di Capellini, che lo vagheggiò a partire dal 1863 nel suo viaggio in Nordamerica e lo inventò operativamente nel 1874 (questa non fu l’unica delle sue “invenzioni”, fra cui si ricordano l’VIII Centenario dell’Alma Mater e il Museo Aldrovandiano). Per questo gli venne assegnata l’organizzazione del II CGI tenuto con grande successo a Bologna nel 1881, dopo il primo nel 1878 a Parigi in occasione dell’Esposizione Universale. Per la seconda volta, dopo 123 anni, il CGI si è tenuto in Italia, a Firenze, anche per la dedizione dei geologi bolognesi nell’ottenerlo e nell’organizzarlo.
Gli investimenti per il restauro e la riapertura del Museo Capellini sono stati fatti in un momento di rivitalizzazione dei Musei Universitari nel Sistema Museale d’Ateneo e in particolare di quelli di Palazzo Poggi, antica sede del glorioso Istituto delle Scienze. In questo quadro di fervida operosità, è stata proposta una mostra dal titolo affascinante di Linguedipietra, che è rimasta aperta fino al termine del 32° CGI di Firenze 2004, nell’Atrio delle Lapidi del rinnovato Museo Capellini, da allora riservato a mostre temporanee.
Il progetto di questa mostra, che è stato il primo passo verso la fruizione on line del Museo e il suo inserimento nella rete dell’e-learning, è stato ideato e condotto da Alessandro Ceregato, che si è avvalso della collaborazione di un gruppo di allievi del Master di Museologia storico-scientifica diretto dalla Prof. R. Simili e finanziato dall’Università di Bologna.
Il Museo si è dotato anche di un nuovo strumento di promozione internazionale e interna con la pubblicazione del volume bilingue Quadricentenario della parola Geologia Ulisse Aldrovandi 1603 Bologna, che costituisce un’ampia introduzione alla storia della geologia e della scienza a Bologna e in Italia dal Cinquecento all’Ottocento, e al suo ruolo di eccellenza nel mondo.
Una nuova lapide aldrovandiana, inaugurata nell’atrio del Museo Capellini l’11 Dicembre 2003 e benedetta dal Cardinal Giacomo Biffi, ricorda questo primato della geologia bolognese. Così di fatto si iniziano a Bologna le celebrazioni del quarto Centenario Aldrovandiano.
Gian Battista Vai
Direttore del Museo Capellini