Museo geologico Giovanni Capellini

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G. Capellini ci guida per le sale...



DALLA SCENEGGIATURA DEL DOCUMENTARIO “IL MIO MUSEO” (CARLO SARTI 2005)

Parla Giovanni Capellini…:


“E’ la sede vera del mio museo. Progettai e curai io stesso l’allestimento del mobilio: vetrine, armadi, edicole, cassettiere, supporti, protetti da vetri soffiati, e un grande orologio angolare a pesi con campanella esterna suona ore. L’architettura espositiva è ancora in gran parte quella originale o comunque disposta da me stesso. Purtroppo non si è evitata una riduzione della lunghezza della sala del Diplodoco. Il recente luminoso rivestimento a specchio della parete di fondo ha felicemente ridato spazio e vista al mio grande dinosauro”.


LE SALE DEI PESCI DI BOLCA

“La collezione spettacolare e rara, rappresentativa della più famosa pesciera fossile del mondo, mi fu donata per il museo dal barone De Zigno nel 1863. E’ arricchita da due grandi palme coeve. I fossili sono conservati in calcari dell’Eocene inferiore (circa 53 milioni di anni fa) di Bolca, paesino del Veronese. A quei tempi Bolca era sede di un mare tropicale ricco di vita, come l’attuale Mare Rosso, in cui regnavano sovrani predatori gli squali come oggi e come 300 milioni di anni fa. Erano e sono perfette macchine da guerra, che non si sono più evoluti sin dal lontano Paleozoico. Per essere dotati di scheletro cartilagineo, gli squali non sono facili da conservare nella loro interezza. Questo è uno dei pochi musei in cui si possono ammirare come tali e non solo per i resti dei loro denti voraci”.


LA SALA DI BALENE E ELEFANTI

“Questa è forse la sala più spettacolare del museo, ricca di centinaia di denti e grandi ossa di elefanti antichi, mammut, orsi e altri mammiferi, e di due scheletri completi di mastodonti, precursori degli elefanti, vissuti 4 milioni di anni fa nelle pianure piemontesi dell’Astigiano, che acquistai nel 1881. Le loro zanne sono lunghe quanto l’intero corpo dei proboscidati. Li accompagnano famosi resti di balene, altri cetacei e sirenidi (simili agli attuali lamantini in via di estinzione) della stessa età, ritrovate nei colli bolognesi, e arricchite da nuove scoperte dei miei successori. Una delle balene ha vertebre così grandi da suggerire una lunghezza dell’esemplare superiore ai 40 metri, forse il più grande organismo che abbia mai solcato i mari. Oggi, a così breve distanza di tempo, in termini geologici, gli elefanti sono scomparsi dalla Pianura Padana per i grandi cambiamenti climatici avvenuti da allora. Ma non era certamente facile ai miei tempi spiegare perché le balene si trovavano così bene a Bologna …pardon, in quel sito in cui sarebbe poi sorta questa bella città. I miei successori oggi lo possono fare agevolmente per i grandi progressi fatti dalla geologia. E io sono fiero di aver salvato dalla dispersione questi grandi fossili e di aver arricchito il mio museo che ora può dare un contributo a sviluppare la scienza e a soddisfare la sete di conoscenza di schiere sempre più vaste di popolazione”.


LA SALA DI UCCELLI CORRIDORI E ITTIOSAURI

Il museo conserva qui due straordinari dinosauri marini, oltre al gigantesco Diplodoco palustre della sala grande. Non possedendo un Archaeopteryx, avevo ben giustamente abbinato in questa sala dinosauri e uccelli corridori, perché proprio in questo modo gli uccelli volanti si sono evoluti a partire dai dinosauri, come è stato confermato dalle recenti scoperte in Cina. I due ittiosauri sono capolavori di conservazione fino alla evidenza della pelle squamosa che riveste le pinne. Il più grande dei due rettili marini è una femmina morta di parto, con le ossicine fossili dell’embrione fossilizzate accanto al suo ventre. E’ la straordinaria finezza delle argille che si decantavano soffici sul fondo del mare asfittico di Baviera 200 milioni di anni fa ad aver permesso la perfetta fossilizzazione. Sono anche molto fiero dei due grandi esemplari di progenitori del casuario dell’Oceania e di un enorme uovo fossile di un antenato dello struzzo del Madagascar, contenete ancora liquidi organici, che potrebbero consentire in un prossimo futuro la clonazione di quel gigantesco uccello di 4 milioni di anni fa. I miei successori hanno arricchito la sala di grandi lastre levigate con i resti fossili dell’unico coccodrillo trovato nel Rosso Ammonitici delle Prealpi Veronesi.


LA SALA DEL DIPLODOCO

“Col suo dinosauro di 26 metri donato da Carnegie a Vittorio Emanuele III e da questi assegnato al nostro museo, questa sala è diventata la preferita dei ragazzi e delle scolaresche, ma anche la sede delle attività divulgative e promozionali che i miei successori hanno sviluppato. Anch’io naturalmente sono affezionato al Diplodoco gigante buono la cui fama dai miei tempi è molto cresciuta come quella di tutti i dinosauri. Io stesso curai che fosse costruito a Bologna un adeguato basamento in noce su cui montare l’imponente modello. Ma questa sala mi è cara anche perché conserva gran parte dei materiali che raccolsi nel mio avventuroso Viaggio in America Settentrionale del 1863, che pochi ricordavano e di cui ora i miei successori hanno ristampato, in parte anche in inglese, i Ricordi, il primo libro che scrissi ancor giovane nel 1867. Comunque il cimelio per me più prezioso e professionalmente appagante è l’edicola lignea che espone per trasparenza 42 grandi sezioni sottili di coralli del Devoniano dello Stato di New York, preparate in quel museo di storia naturale e portatemi in dono da James Hall, decano dei membri del 2° Congresso Geologico Internazionale. L’avevo visitato nel 1863 quando era già il massimo paleontologo dell’Ottocento in America, e da allora mi aveva sempre onorato della sua amicizia e considerazione. Egli tenne un memorabile discorso in chiusura del Congresso di Bologna, a cui aveva donato anche i primi cinque volumi della sua monumentale opera Palaeontology of the New York State, uno dei tesori della nostra biblioteca, stampata a partire dal 1847.”

ALTRE SALE (DA COMPLETARE):

GALLERIA IPPOPOTAMI E AMMONITI

SALA DEI TIPI DI VERTEBRATI

SALA DI ROCCE E INVERTEBRATI ITALIANI

SALA DELL’AFRICA E DEL NORD AMERICA

GALLERIA DI ROCCE E INVERTEBRATI EUROPEI


Percorsi collegati